“Mare Nostrum”: Una Culla di Biodiversità

Il "Mare Nostrum", il Mar Mediterraneo, da sempre culla di culture, popolazioni, scambi commerciali e tradizioni, rappresenta un vero e proprio hotspot per la biodiversità del nostro pianeta. Pur rappresentando soltanto lo 0,82% della superficie complessiva dei mari e degli oceani, con le sue circa 17.000 specie, è un bacino semichiuso molto biodiversificato e con un elevato numero di organismi animali e vegetali endemici. L’istituzione di un numero sempre maggiore di Aree Marine Protette, la valorizzazione, la tutela ed il ripristino di comunità ecologiche e popolazioni endemiche in declino, così come lo sviluppo di sempre più adeguate e rispettose tecniche ed Operazioni Scientifiche Subacquee e di Citizen Science, sono solo alcuni degli strumenti che ci permetteranno di preservare nel tempo l’incredibile unicità del Mar Mediterraneo.
16 Dicembre 2023

Il “Mare Nostrum”, il Mar Mediterraneo, rappresenta un vero e proprio hotspot per la biodiversità del nostro pianeta.

Da sempre culla di culture, popolazioni, scambi commerciali e tradizioni, acquisì il nome di “Mare Nostrum” sotto il dominio del Romano Impero ad indicare l’estensione delle loro vaste conquiste.

Pur rappresentando soltanto lo 0,82% della superficie complessiva dei mari e degli oceani, con le sue circa 17.000 specie, il Mar Mediterraneo è un bacino molto biodiversificato, presentando inoltre un elevato numero di organismi animali e vegetali endemici.

Le particolari caratteristiche ambientali del bacino hanno permesso prima lo sviluppo e poi la convivenza di specie affini sia a climi freddi che tropicali, che in molti casi, ad oggi, regolano la loro presenza sulla base di complessi cicli stagionali.

Storicamente, oltre alla Crisi di Salinità del Messiniano, durante la quale l’evaporazione quasi completa delle acque del Mediterraneo permise lo sviluppo di tanti dei citati endemismi, importanti furono senza dubbio i movimenti e le inversioni delle correnti superficiali e profonde a livello dello Stretto di Gibilterra, che portarono con sé specie ad affinità boreale, o fauna Lusitanica (i.e. Platichthys flesus), e specie ad affinità tropicale, o fauna Senegalese (i.e. Thalassoma pavo, Sparisoma cretense).

Più di recente, in relazione all’apertura del Canale di Suez nel 1869, alle rotte navali incrementalmente più rapide e globali, ad eventi fortuiti e alle variazioni climatiche alimentate dall’uomo, moltissime sono state le specie aliene che hanno approcciato e in alcuni casi colonizzato il Mar Mediterraneo (i.e. Brachidontes pharaonis, Erugosquilla massavensis, Apogonichthyoides pharaonis, Siganus luridus, Siganus rivulatus, Hippocampus fuscus, Lagocephalus sceleratus, Callinectes sapidus, Caulerpa taxifolia).

Ad ogni modo, biodiversità e struttura delle comunità diminuiscono drasticamente procedendo dal Mediterraneo occidentale al Mar Adriatico, ricco tuttavia di endemismi, ed al Mediterraneo orientale.

Il Mar Mediterraneo viene infatti ad essere suddiviso in due bacini, separati da una dorsale presente lungo il canale di Sicilia: il Settore occidentale, a cui appartengono Mare di Alborán, Mare delle Baleari, Mar Ligure, Mar Tirreno, Mar di Sardegna, ed il Settore orientale, a cui appartengono Mare Adriatico, Mar Egeo, Mar Ionio, Mar di Levante, Mar Libico, Mar di Marmara, che condividono tuttavia tra loro il Mar di Sicilia.

Per via di questo divisorio fisico, della profondità, del clima, della salinità e della differente distanza dallo Stretto di Gibilterra e dal Canale di Suez, il Settore orientale, diversamente da quello occidentale più biodiversificato e con caratteristiche chimico-fisiche più favorevoli, presenta una minor biodiversità ed è caratterizzato da molte specie aliene, dette Lessepsiane, da Ferdinand de Lesseps, promotore ed esecutore di uno dei progetti più ambiziosi del suo tempo, il Canale di Suez.

Il “Mare Nostrum” è quindi un mare semichiuso, poco profondo e presentante un bilancio idrico negativo, in cui l’eccesso di evaporazione non riuscirebbe ad essere compensato, da precipitazioni e apporti derivanti da bacini idrografici, se non vi fosse un collegamento diretto con l’Oceano Atlantico.

Il Mediterraneo è studiato anche per via della stratificazione delle sue acque, con acque calde e meno dense superficialmente e acque fredde e più dense a maggiori profondità, che in relazione alle stagioni vengono a favorire fenomeni di upwelling più o meno consistenti.

Il complesso sistema di correnti e di stratificazione delle acque influenza un’altra peculiarità del Mediterraneo, ovvero l’essere un mare relativamente caldo tutto l’anno, con una temperatura stazionaria ed omogenea andando in profondità, in particolare di circa 10°C più alta rispetto a quella di masse d’acqua dell’Oceano Atlantico a profondità equivalenti.

Tali ricchezze ed unicità sono il frutto di milioni di anni di adattamenti ed evoluzione e sono legate a delicati equilibri che è nostro compito cercare di proteggere.

Turismo, traffico marittimo crescente, speculazione edilizia, pesca eccessiva e/o illegale, inquinamento da plastiche e contaminanti chimici, l’invasione da parte di specie aliene e l’acidificazione delle acque sono tutti fenomeni che vanno ad incidere pesantemente sulla biodiversità e sugli equilibri fisici ed ecosistemici su cui si regge il “Mare Nostrum”, il “Nostro Mare”.

L’istituzione di un numero sempre maggiore di Aree Marine Protette, la valorizzazione, la tutela ed il ripristino di comunità ecologiche e popolazioni endemiche in declino ovunque o solo in alcune aree, come nel caso di Pinna nobilis o Posidonia oceanica, così come lo sviluppo di sempre più adeguate e rispettose tecniche ed operazioni scientifiche subacquee e di citizen science sono solo alcuni degli strumenti che ci permetteranno di preservare nel tempo l’incredibile unicità del Mar Mediterraneo.

Andrea Ginelli

Sono Andrea Ginelli, formatore subacqueo ed ideatore dei brevetti sub, certificati ISO e con validità internazionale, Recreational Scientific Diver e Professional Scientific Diver per conto di UTRtek - Underwater Technical Research, nonché responsabile e fondatore della Professional Marine Biology & Archaeology Diving Academy.

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