La Cicogna degli Aregai

21 Novembre 2023

Il Br20 Cicogna era un bombardiere medio della Regia Aeronautica, uno dei primi aeroplani con telaio in metallo. Fu una macchina che ebbe successo anche all’estero, tanto che i Giapponesi ne comprarono un po’ e li utilizzarono per bombardare i cinesi nella seconda guerra sino nipponica nel ’37.

Di Br20 ne furono prodotti circa 600, tra questi quello che mi interessava riposava su un fondale di 47 metri di fronte a Marina degli Aregai. Esemplare sfortunato, inviato a bombardare un campo di volo francese all’indomani del Giugno ’40, privo di scorta, era rimasto alla mercé dei caccia francesi, che lo avevano abbondantemente crivellato di colpi, danneggiando un motore e ferendo l’equipaggio.

Con un solo motore in funzione, il “Cicogna” non aveva modo di valicare le Alpi. Il comandante optò per rientrare volando a bassa quota lungo la costa ma dopo Sanremo anche il secondo motore smise di funzionare. A quel punto non rimase che tentare un ammaraggio di fortuna che purtroppo non fu dolce; l’aereo impattò su una cresta d’onda e si immerse nel golfo della successiva. L’impatto fu violento e due membri dell’equipaggio non uscirono mai più dalla carlinga del BR20.


Conoscevo il relitto perché ero stato là anni prima. Il fondo sabbioso garantiva una buona visibilità, non puoi fotogrammare qualche cosa se non lo vedi. Il relitto entrava in un quadrato di 16 metri per 21, decisamente più grande di un’automobile, ma molto più piccolo di una nave.

Era un soggetto perfetto. Era rimasto un problema da affrontare. Come avrei ripreso l’area in immersione? L’insieme macchina fotografica e luci è abbastanza ingombrante, sono 10 kg di attrezzatura circa e l’idea di trascinarlo attorno al relitto del BR20 non mi faceva impazzire. Avrei dovuto muovermi nel modo regolare attorno all’aereo, trascinando un oggetto con una discreta massa e resistenza idrodinamica, controllare l’inquadratura e il tutto dosando attentamente il respiro.


L’alternativa era di montare il tutto sul DPV ed eliminare in un colpo solo un po’ di problemi. Avevo già usato in passato quella configurazione in acqua per fare qualche video e mi ero trovato bene.
Qua sotto in foto, a destra, una sistemazione molto simile a quella utilizzata sul BR20. Unica differenza, qua c’è un flash che sul BR20 non avevo dietro.

La macchina fotografica, tra i due canister video, collegata allo scooter.

Il tuffo

Definiti questi dettagli andiamo in acqua con il supporto del Nautilus Tek Diving di Marina degli Aregai. Il relitto è ancora lì come me lo ricordavo. Attivo la ripresa video e inizio a girarci attorno partendo dal muso e procedendo in senso antiorario. La copertura in tela del velivolo è ormai sparita, mettendo a nudo il telaio in durallumino. Poco dietro la carlinga, sul traliccio che va verso coda, la mitragliatrice dorsale fa bella mostra di sé con ancora un caricatore di munizioni inserito. Guardando le dimensioni della struttura che conteneva l’equipaggio viene da chiedersi come là dentro potessero entrarci in quattro. Gli spazi dovevano essere risicatissimi, il comfort inesistente e in caso di problemi uscire in emergenza dell’abitacolo, un incubo.

Il relitto è ravvivato da spugne gialle che fanno un bel contrasto con le nuvole rosa di anthias che nuotano là attorno. Il tutto regala una visione calma e serena che e tale rimarrebbe se le eliche, piegate dall’impatto con l’acqua, non rammentassero in modo molto vivido il dramma dell’ammaraggio.
Il tutto scorre molto velocemente In 35 minuti ho fatto due passaggi completi. Segnalo al mio buddy, Mauro, che ho finito di riprendere e ci godiamo qualche minuto senza stress sul relitto.

Dopo ogni tuffo di questo tipo, mi porto a casa questa sensazione di aver con me un pacco regalo da aprire. Ma non so mai se conterrà un regalo, un dono o uno scherzo.
Cosa sarà venuto? E’ impossibile verificarlo guardando il display della macchina fotografica.

E’ il relitto di Schrödinger; dentro la macchina sono presenti sia la possibilità di avere un buon modello, sia il fallimento dell’operazione. L’unico modo per vedere se qualcosa “è vivo” è di arrivare a casa e provare a montare il tutto.

Il Post Processing

Dal filmato originario estraggo 2700 immagini, il programma parte con l’elaborazione. Al primo colpo il programma riesce ad allineare circa 670 immagini. Ricalcolo i parametri della lente su quel sottoinsieme di immagini. Poi faccio partire un’altra sequenza di allineamento. adesso ne ho allineate 1200 e 180 sono allineate su un troncone del relitto non connesso. Ricalcolo i parametri della lente un’altra volta sull’insieme di 1200 foto. Rifaccio partire un altro allineamento e dopo qualche ora ho 2500 foto allineate.
Da qua calcolo la nuvola densa, tiro via i punti che hanno un livello di confidenza basso e a quel punto, vado con la mesh e la tessitura finale.
Ed eccolo qua: il Br20 Cicogna estratto da circa 2400 immagini.

Vista complessiva del modello

Da 2400 foto è stata estratta una nuvola densa da 18 Milioni di punti, da questi è saltata fuori una mesh da 13 milioni di poligoni , poi ridotta a 3 Milioni.

Il modello che vedete sotto.

Una valutazione del risultato.
Il modello ottenuto “assomigliava” effettivamente al mio ricordo ed era una buona approssimazione artistica di quello che si vedeva nelle 2400 foto. Assomigliava, si ma era purtroppo anche era ricco di artefatti, doppie tubolature, parti mancanti, blob informi di materiale.


Gli errori c’erano eccome e credo che evidenziarli possa essere una delle parti più interessanti di questi articoli.
Ma andiamo con ordine:
Il primo errore: Mi ostinavo ad usare il video. Il video, era facile da fare, ma garantiva una risoluzione limitata. Con delle fotografie ben a fuoco, sarebbe stato possibile fissare dettagli molto più fini e anche ottenere una maggior precisione del modello.
Il secondo errore: non avevo illuminato in modo adeguato il soggetto. Il colore è parte integrante del riconoscimento dei dettagli.

Se in un frame un oggetto è ben illuminato ma nel secondo è ripreso da lontano, allora nel primo sarà bello colorato ma nel secondo avrà un bel colore blu. Il software però non ha modo di capire che il primo oggetto, colorato e il secondo, blu, sono la stessa cosa. Capirà tutto al più che ci sono oggetti simili e vicini, ma non li porterà a coincidere. In generale, non ha senso avere una lente con una certa capacità di campo se poi non si è in grado di illuminarlo tutto.
Mi ero reso conto quindi di aver tenuto i fari mal posizionati e di non essermi avvicinato a sufficienza al soggetto, questo era il problema.
Qua sotto un’immagine esemplificatrice:

Questa è la causa degli artefatti che si vedono nelle immagini, come lo doppie tubolature. La parte del muso era venuta meglio, la parte del troncone di coda era un disastro.

C’era poi un altro problema metodologico. Il tipo di inquadratura era sbagliata. Avrei dovuto stare più in alto, in modo da poter stringere il campo sul soggetto sotto di me, senza inquadrare parti lontane.

Perchè questa necessità?
Guardate la foto sotto

Dov’è finito il traliccio di coda? Sembra che sia sparito, ma dovrebbe essere li.

Noi che siamo esseri umani, sappiamo benissimo che la colpa di questo fenomeno è data dalla presenza di acqua che assorbe la luce, ma il povero software che riceve questa immagine in input, non potrà far meglio che immaginarsi la presenza di una tendina blu, dopo il punto che riusciamo ad intravedere del traliccio, che ne nasconde tutto il resto. E’ così che il modello del relitto viene ricostruito con artefatti di colore blu che ne celano la struttura ed è il software ad aver dovuto immaginarseli per venire a patti con quello che ha trovato in alcune immagini.
Per evitare questo fenomeno l’unico modo è di dirigere l’inquadratura in modo da riprendere solo parti vicine. In questo caso avrei fatto meglio a stare un metro, un metro e mezzo più in alto, inquadrando le parti con un angolazione di circa 45 gradi.

In un modo o nell’altro, il modello, pur con tutti i suoi difetti c’era e con questo ce lo possiamo godere un bello walk around del modello fatto con Blender.


Adesso volevo un altro soggetto, più grande, magari ad una quota un po’ più importante, dove poter tentare eventualmente di ottenere un risultato qualitativamente superiore. magari in un punto che non avesse una brutta visibilità.

Appena messo a fuoco questo pensiero mi ero subito reso conto che forse avevo un’idea mezza idea di dove avrei potuto trovarlo, ma questo sarà l’argomento del prossimo articolo.

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