Il video 360°, il primo approccio.

26 Gennaio 2024

Negli ultimi mesi, mi sono avvicinato al video 360, vuoi per curiosità, vuoi per l’opportunità che mi ha offerto il Diving Grotta Giusti di “tentare” di mappare la famosa grotta termale a Monsummano terme.

L’amicizia e la collaborazione più che decennale con Fabio Benvenuti della Easydive, mi ha permesso di provare alcuni nuovi strumenti di loro produzione per il video 360.

L’idea iniziale, con i responsabili della Grotta Giusti, era quella di fare una fotogrammetria dei vari percorsi, e dopo un primo sopralluogo con la mia attrezzatura video, mi son reso conto che era praticamente impossibile “mappare” in maniera efficace la grotta con tecnologia tradizionale, infatti gli spazi angusti, la vicinanza e l’altezza delle pareti, rendevano impossibile effettuare le passate necessarie per il rilievo fotogrammetrico classico. Ho così pensato che utilizzare una camera 360, mi avrebbe sollevato dall’incombenza di dover effettuare più passate a diverse quote. Ho così coinvolto l’amico Dario Lupi, per provare ad ottenere qualcosa di interessante, se non altro per fare esperienza. In ogni caso, a prescindere dal rilievo fotogrammetrico, il risultato del video 360 della grotta è veramente interessante ed immersivo.

Ma come funziona un video 360? Pensate di avere diverse telecamere che riprendono la loro porzione di spazio e che poi vengono “cucite” (stitching) da un apposito software proprietario della casa costruttrice delle telecamere, per produrre un unico file video in cui navigare, destra sinistra, sopra e sotto. La lavorazione di questi file video, è piuttosto complessa, ma apre scenari molto interessanti per un uso prevalentemente divulgativo di un sito, un relitto piuttosto che, appunto, una grotta.

La fruizione di tali contenuti è ormai possibile su tutte le piattaforme, con risultati peraltro molto diversi. La qualità proposta da piattaforme come Youtube e Facebook è infatti piuttosto scarsa, ma vi assicuro che sui dispositivi Android e iPhone è veramente figo guardare un video 360 ben prodotto. Come direbbero a Roma, la morte sua però è il visore per la realtà virtuale o aumentata. Questo supporto infatti garantisce una esperienza davvero immersiva, e vi assicuro che potrete cogliere dei particolare che in una normale immersione non riuscireste mai a cogliere.

Ci sono però, diversi limiti, allo stato dell’arte per questa tecnologia, in ambiente acquatico. Il primo è dovuto inevitabilmente alla scafandratura di tali dispositivi. Infatti, per mantenere il campo visivo originale delle diverse fotocamere, si rende necessario l’utilizzo di cupole (correttori di rifrazione) che però, specie se realizzate in acrilico, creano ai bordi dell’immagine, uno sgradevole decadimento della qualità dell’immagine stessa, anche in considerazione del fatto che devono essere piuttosto piccole e con una curvatura accentuata. Perciò lo stitching (cucitura) specialmente con immagini ravvicinate, crea degli artefatti decisamente evidenti. Il secondo limite dell’ambiente acquatico è il solito problema della luce e della colorimetria. Come sappiamo tutti, mano a mano che si scende in profondità, perdiamo delle porzioni di spettro luminoso, che rendono i colori spenti e freddi, e le telecamere, purtroppo soffrono parecchio questo aspetto, per cui è necessario rimpiazzare con luce artificiale quello che perdiamo scendendo in profondità. Ma già è piuttosto difficile illuminare correttamente davanti a voi quando utilizzate una normale fotocamera, immaginate di dover illuminare tutto l’ambiente circostante, per ottenere delle immagini 360 omogenee.

Anche qui, mi è venuta in aiuto la Easydive, che ha prodotto un faro che emette luce a 360 gradi, bingo!

Alt!… non è tutt’oro quel che riluce, infatti questo sistema, nel suo complesso è piuttosto ingombrante e non è così semplice da utilizzare, specialmente in ambienti angusti come quelli delle grotte, dove inevitabilmente, la fonte luminosa, avvicinandosi alle pareti, “brucia” decisamente alcune porzioni di immagine; lo stesso problema ce lo abbiamo all’interno di un relitto, anche perchè la bellezza e la funzione specifica di questo modo di “vedere” poco si sposa con montaggi e tagli, e dovrebbe essere, nel limite del possibile, un unico piano sequenza.

In definitiva, questo nuovo strumento è una opportunità importante per chi, magari un diving center, vuol mostrare la propria “merce” in maniera innovativa ed immersiva (vabbè, stiamo parlando pur sempre di immersioni) proponendo un tour virtuale dei propri siti, al posto delle solite, banali, e poco attraenti fotine sulla pagina web.

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