Ghiaccio Vivo

Guarda verso l'alto, ammira le luci. Vivo mi sento io qua sotto. Racconto di Samuele Marzolo
9 Novembre 2023

Guardare il cielo, è la prima cosa che fecero i nostri antenati quando cominciarono a volgere lo sguardo altrove. L’immersione sotto i ghiacci è un po’ così: devi guardare in alto, ammirare le luci, i riflessi, una bolla d’aria che imprigionata cerca una via di fuga per tornare a quell’azzurro che racchiude le stelle e che è sua naturale dimora. E’ semplicemente un’immersione diversa, una delle poche occasioni di svolgere un tuffo a bassissima profondità ma altamente tecnico: devi essere meticoloso, preparato, pronto.
A chi mi chiede cosa ci sia di così bello in un’immersione del genere, a cosa mi spinga a sopportare
temperature così rigide, a fare tanto lavoro per qualcosa che dura poi pochi minuti non so cosa rispondere. Mi viene in mente solo una frase di un mio vecchio istruttore svizzero:” sei sicuro che non ci sia nulla da vedere o sei tu che non sai cosa guardare?”

Controllare lo spessore del ghiaccio sarà la prima cosa da fare giunti sul luogo designato per la nostra avventura. Coi problemi climatici degli ultimi anni ogni stagione presenta differenze dalla precedente, gli inverni non si susseguono più tutti uguali.
Per fare le cose fatte bene ci vorrà tempo, per prima cosa realizzare il foro di entrata, esistono filosofie differenti su come “bucare” il ghiaccio e ognuna ha le sue buone ragioni di essere. Controllare lo spessore dei blocchi di ghiaccio che estrarremo e che poggeremo sulla solida superficie del lago per controllarne la stratificazione sarà il passo successivo. Ti senti un po’ come uno scienziato di Base Concordia, in Antartide, che controlla i carotaggi per capire il passato, il nostro compito è molto più semplice, capire il prossimo futuro, se il ghiaccio è solido abbastanza per proseguire con le operazioni e realizzare gli eventuali fori successivi.


E’ tutto pronto, è ora di prepararsi, di “vestirsi”. Tolti gli abiti pesanti e indossata la muta stagna sopra ai caldi sottomuta si procede spediti ad indossare il resto dell’attrezzatura, il tempo è tiranno o meglio, il freddo lo è. Le temperature esterne per favorire la creazione del ghiaccio devono essere abbondantemente sotto lo zero, c’è da augurarsi la presenza di un timido sole che a queste quote riesce comunque a mitigare la rigidità dell’aria. Il sole avrà poi un ruolo fondamentale anche sott’acqua. Solitamente l’acqua dove ci tufferemo sarà attorno ai due, tre gradi centigradi sopra lo zero, più fredda in prossimità della superficie.


Si va in acqua, la sensazione al contatto col liquido quasi denso è piacevole, quei gradi di differenza con l’esterno riescono quasi a farla sembrare tiepida, accogliente, sensazione che durerà, ahimè, troppo poco. E’ il contatto col viso, sola parte del corpo scoperta, a riportarti alla realtà. Sembra quasi di ricevere uno schiaffo, uno di quelli che non ti tramortisce ma ti sveglia, risveglia i tuoi sensi. Rapido cenno rassicurante a chi ci attenderà all’uscita, sguardo d’intesa col compagno e poi giù, inizia la magia. Come in tutte le immersioni la fortuna gioca un ruolo fondamentale, alcune variabili possono condizionare la visibilità e la possibilità di vedere o meno spettacoli meravigliosi. Oggi la dea Tyche ci ha assistito, il sole è alto e un vento sferzante nei giorni precedenti ha ripulito la superficie del lago dalla poca neve caduta in precedenza, situazione ideale.


Assicurati alle cime iniziamo a muoverci poco al di sotto della superficie, è qui che si svolgerà tutta la nostra immersione, andare in profondità non avrebbe senso e rischieremmo di disturbare gli abitanti di questo magico mondo che riposano immobili nell’attesa del risveglio primaverile.
Volgendo lo sguardo all’intorno resto ammaliato dalle variazioni cromatiche che il ghiaccio assume a seconda degli strati che lo compongono e dell’incidenza dei raggi del sole rispetto a noi. Gli occhi spaziano da intensi blu a tenui azzurri al bianco, come in una tavolozza di colori di un pittore che si accinge a spennellare il suo cielo sulla tela. Più lontano, verso il fondo, prima il verde, poi il nero più impenetrabile. Per alcuni istanti la lastra di ghiaccio da una sensazione di pannosità, confondendo tratti traslucidi ad altri indistinti, caliginosi, appaiono tridimensionali e soffici come nuvole.


E poi le stelle, bagliori che i cristalli e le fessure dovute alle variazioni di temperature creano in giochi scintillanti e magici. L’aria catturata in bolle dal freddo, immobile perlage di una bevanda che disseta il cuore e la mente. Stiamo guardando un cielo diverso e armonioso, sembra di vedere gli angeli che ti osservano dalla sommità del paradiso ogni qual volta intravedi le ombre di chi ti segue dalla superficie. E poi ti aspetti il silenzio, quanto rumore fa questo cielo solido, tra crepitii e tonfi. Si muove e ti parla, ti intimidisce a volte ribadendo il suo potere. E’ ghiaccio vivo e vivo mi sento io qua sotto.

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