La bettolina Jorn: avanti e indietro tra mondo fisico e bit.

1 Gennaio 2024

Il tuffo sulla Bettolina Jorn, a Sestri Levante, non è esattamente un tuffo complesso. Il relitto riposa sui 28 – 30 metri, in un punto che non ha una brutta visibilità e tutto questo concorre a lasciare il ricordo di una bella immersione rilassante.
La povera bettolina, un barcone fluviale venne affondato il 12 Febbraio del ’44. Come racconta Claudio Grazioli nella sua “La Flotta sul Fondo”, la causa fu probabilmente il cannoneggiamento con il pezzo da 75 mm da parte di un B-25 Mitchell, .
Tuffo in relax, siamo ad Agosto, ma è il secondo tuffo della giornata. Arrivo sul relitto con i residui di quello precedente e tra le altre cose ho poca carica nei pacchi batterie video.
C’è tanta luce, la luce di un meriggio di Agosto appunto. La quota è scarsa, a 30 metri filtra tanta luce e non c’è verso che i fari riescano a sovrastare il bagliore naturale. Vedremo dopo perché questo fattore sia un problema.
Altro potenziale inconveniente: l’acqua è calda. Ho già scritto che siamo ad Agosto? Il relitto è ricoperto di mucillagine, tanta. La corrente muove lentamente i filamenti e per questo la tessitura superficiale muta continuamente. Mentre vi giro attorno per fare le canoniche due passate, mi chiedo come caspita farà il software a riconoscere le caratteristiche con la superficie resa così indistinta dalla presenza del substrato di gelatina.

La struttura della bettolina è ben conservata. Riposa in assetto di navigazione con due squarci a prua, uno dritta l’altro a sinistra . Le lamiere piegate verso l’esterno sono consistenti con il fatto che l’esplosione che ha causato l’affondamento sia avvenuta all’interno della prima stiva a prua.
A metà nave la grossa raggiera che ospitava la mitragliatrice principale, separa la prima stiva dalla seconda.
La struttura di poppa che ospita gli alloggi è purtroppo parzialmente collassata durante la grande mareggiata del 2018, ma è tutt’ora godibile, anche se la penetrazione è resa più difficile.

Nelle vicinanze è da segnalare la colonia di anemoni gioiello che impreziosisce la struttura vicina alla scaletta della seconda postazione del mitragliere.

Faccio una mezz’oretta di fondo e esco raccogliendo circa 1700 immagini. Un po’ scettico per via della mucillagine, arrivo a casa e faccio partire il software.
L’amore per la subacquea prepara l’appassionato a frequenti frustrazioni, a delusioni e a fallimenti, le gioie sono rare. “Mai una gioia” è il refrain che un amico ama ripetere, però a quanto pare, qualche volta, qualche gioia può anche esserci. Adesso, in meno di un’ora ho ottenuto un allineamento completo di tutte le 1700 immagini. Sinceramente non ho idea di come sia stato possibile. A quanto pare gli algoritmi di visione artificiale fanno miracoli


Questo sotto che vedete “in blu” è il modello della Bettolina Jorn. Il colore blu è dovuto all’intensità della luce naturale, troppo forte per poter essere cancellata dai fari video che mi porto dietro. Per fare un relitto ad una quota simile, salvando i colori reali bisognerebbe utilizzare dei flash. Con quelli è possibile sovrastare la luca ambientale e recuperare il colore originario dell’artefatto, magari al prossimo giro, a questo il relitto non potrà che essere di un bel colore blu turchese.
Tipo questo sotto:

Può valer la pena di confrontare le immagini originali e la parte equivalente del modello per capire il livello di verosimiglianza raggiunto.

Sopra la parte vicino al cassero di poppa e qua sotto la parte di dritta della prua, dove presumibilmente è avvenuto l’impatto dei proiettili sparati dal B-25.

Un’immagine ingrandibile con qualche dettaglio in più (confesso, ho anche provato a ribilanciare un po’ i colori, ma non con un grandissimo risultato).

Una volta prodotto il modello, sento di aver finito. Nella mia testa ho ormai catturato l’anima digitale del relitto con il suo “genus loci”, salvo i dati nei miei backup, giusto per le sere d’inverno e passo oltre.


Così avrei fatto anche a questo giro se non avessi ricevuto la telefonata di Alessandro Boschi di Massub, il diving che mi aveva permesso di scendere su questo e altri relitti della zona di Sestri.
“Senti maaa, lo sai che ho un conoscente che forse può stampare il modello della bettolina?”
Proviamo, il “conoscente” era Alberto Barberis.
Alberto si mette all’opera, prende il modello come è uscito da Metashape e lo “Normalizza” perchè sia stampabile in 3D. La cosa non è semplicissima, ma lui ci riesce.
Dopo qualche settimana ricevo un’altra chiamata da Alessandro: “Lo sai che abbiamo il modello?”, la prossima volta che vieni ricordamelo che te lo mostro.

Ed eccolo qua in mano ad Alberto che fa bella mostra di sè.

Alberto con in mano il modello

Alla fine c’è stato anche il “margine” per stampare una versione più piccola.

Il modello della bettolina Jorn
Il vostro affezionatissimo con una versione più piccola del modello.

E questa fa adesso bella mostra su una parete della mia living room.

Ricordiamoci sempre di rispettare i nostri amati relitti; non tocchiamo niente, al più portiamo via ricordi e qualche bit di informazione.

Alla prossima.

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